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martedì 2 agosto 2011

Il mondo dei dannati #1

Questa storia la scrissi tempo fa qui sul blog per "pubblicizzare" i vampiri del gioco di ruolo Mondo di Tenebra. Ma la storia che mi era venuta, mi piaceva. Così ho deciso di riprenderla, sistemarla e, perché no, cambiarla! Sto cambiando la storia e, soprattutto, rivedendo le castronerie che avevo scritto sia storicamente, che grammaticamente. Ovviamente, la storia si distacchera da quella scritta tempo fa! Chissa che non ne verrà qualcosa di carino o, comunque, ben accetto!



L'ABBRACCIO
Improvvisamente ripresi i sensi. Mi ritrovai sdraiato su un altare di marmo. La sua superficie era gelida. Lo percepivo, ma non rabbrividivo. La sensazione di freddo era ridondante nella mia testa, eppure risultava una percezione ovattata, quasi lontana. Aprii gli occhi. Come immaginavo, la stanza intorno a me era buia, ma mi sorpresi quando riuscii a distinguere il soffitto e i numerosi drappi di velluto rosso che lo adornavano. Non mi servì guardare, però, per capire che ero nudo. Il contatto della mia carne direttamente con il marmo era palese Nonostante questa mia consapevolezza, non ne ero per niente turbato. Non fraintendetemi, non stavo male senza vestiti. Solo che ero sempre stato un uomo pudico, che odiava anche solo girare nudo per casa dove vivevo da solo.
Mi alzai, perché il piano dov’ero sdraiato e iniziavo a sentire dolori alle spalle. O almeno, sapevo che dovevo provare dolore, ero abituato. Avevo sempre patito grandi dolori di schiena, soprattutto quando dormivo scomodo. Quando fui ormai seduto, mi accorsi di non provare nessun dolore. Solo un eco di quello che una volta era il mio solito dolore.
«Ben ‘risvegliato’, Fratello!» La voce rimbombò nella stanza in modo innaturale. Mi guardai attorno. La stanza era ottagonale, completamente buia. Non vi erano fonti di luce, ne finestre dalla quale potesse filtrare la luce della luna. Eppure vedevo. Vedevo i sette scranni che si trovavano su sette dei lati della stanza, dove vi erano sedute 7 figure incappucciate e ammantate di una lunga tunica. Non feci caso alla cadenza col quale la voce aveva sottolineato la parola “risvegliato”. Me ne accorsi solo più avanti.
«Alzati!» ordinò gentilmente una voce femminile. Lo feci. Mi ritrovai lì, completamente nudo, con 7 sconosciuti fermi a fissarmi nel buio. Sapevo che riuscivano a guardarmi come ci riuscivo io. Sapevo che riuscivano a fendere le tenebre con i loro sguardi, proprio come potevo fare io.
«Sento freddo!» dissi! Era vero! Non sentivo di certo il freddo che può sentire un mortale! La mia era più una percezione del freddo, della quale rimanevo distaccato ed indifferente. Una delle figure incappucciate si alzò. Aveva in mano dei vestiti: un paio di jeans e una maglietta viola con scritte nere. Mi parve di riconoscerle, ma non rimasi a chiedermi il perché. Li indossai e basta.
Una volta vestito, vi furono alcuni minuti di silenzio innaturale. I sette individui mi guardavano e io guardavo loro!
«Qualcuno si prende la briga di dirmi chi sono e cosa sta succedendo?» chiesi scocciato. Quella situazione mi innervosiva. In più, stavo diventando conscio di non ricordare chi fossi. E la cosa aggiungeva inquietudine al mio nervosismo. Sentii i sette parlottare, come se fossero sorpresi nel sapere che non sapevo chi fossi.
«Davvero non ricordi chi sei?» mi chiese una voce maschile più roca della solita.
«Ehi, secondo voi ve l’avrei chiesto se lo sapessi?» chiesi scorbuticamente in tutta risposta «Perché sono qua? Chi siete voi? E che mi avete fatto?» quest’ultima domanda non fu tanto strana. Pur non sapendo cosa facessi là, sapevo di non essere normale. Sapevo che mi era successo cosa. Solo che non mi era chiaro cosa fosse.
«Sei stato Abbracciato dalla nostra comunità!» Questa volta notai il tono che soppesava la parola abbracciato.
«Che significa?» continuai a chiedere.
«Significa che sei morto!» disse uno dei sette, alzandosi e portando indietro il cappuccio. Era un uomo sulla quarantina. Probabilmente di origine ispanica, vista la carnagione scura e i lineamenti. Ma nonostante il colore scuro, la sua pelle sembrava fatta di chiaro marmo ed emanava un’aura di bellezza strana. I capelli erano lunghi dietro la schiena e sembravano fatti di seta pura. Ma la particolarità maggiore era degli occhi: avevano una forma innaturale, aliena. La pupilla era grande, l’iride era di un colore quasi fluorescente con lineamenti neri sull’esterno. Ma soprattutto, sembravano scrutarti all’interno e spulciare la tua anima. L’uomo si avvicinò lentamente. La cadenza era costante, quasi come se si avvicinasse fluttuando. La sua aura di misticismo mi trattenne di fare altre osservazioni pungenti e mi fece capire che quel ce diceva non era falso. Ma come potevo essere morto?
«Sei morto nel corpo, ma vivo nell’anima! Un’anima dannata ormai, come lo è la mia e quella di tutti i presenti!» l’uomo indicò i presenti. Poi continuò a fissarmi con l’aria impassibile. Feci altrettanto «Per te è iniziato un requiem che suonerà in eterno! Benvenuto fra noi Fratello Vampiro!»

giovedì 31 marzo 2011

Storia di un Dannato #4

Nemici


Quella sera andai in un locale notturno con Akim. Nemmeno 5 minuti dopo, aveva già abbordato due ragazze e preso un privet. La stanzetta del privet era piccola e senza finestre, con tre grosi divani che prendevano tutti e tre i lati della stanza senza porte. Su quei divanetti, ci ritrovammo con le due ragazze avvinghiate. Akim era a suo agio! Io no! Mi sentivo in colpa per quello che avremmo fatto alle ragazze. Iniziò per primo Akim. La ragazza che stava con me non se ne accorse nemmeno. Allora mi nutrii pure io e le lasciammo lì, svenute, con meno sangue di prima... non si sarebbero ricordate niente e noi avevamo placato la bestia.
Dopo la serata, decisi di andare finalmente nel mio vecchio appartamento. Vista la viciananza dal locale, decisi di andare a piedi, da solo. Salutai Akim e mi incamminai verso casa.
Camminando, mi inoltrai all'interno di un mercato stabile. Vi erano decine e decine di bancarelle chiuse e nessuna anima viva... letteralmente! O almeno così credevo!
Mentre camminai, sentii discutere animatamente. Decisi di dare un'occhiata. Mi avvicinai verso la voce e vidi 2 persone parlare. Uno era ben vestito, con un cappotto marrone lungo e una ventiquattrore ai suoi piedi, l'altro era un punk-boy, vestito di pelle, calvo e pieno di piercing e tatuaggi. Quando arrivai, riuscii a sentire le parole del ragazzo punk.
"I soldi sono tutti qua! Ora tira fuori la merce!"
"E dentro la valigetta!" disse l'uomo vestito bene "Prendila, è tutta tua!"
Il ragazzo punk si chinò verso la valigetta in modo famelico e se la prese in braccio. Guardò l'uomo davanti a se con sospetto. L'altro rimaneva troppo calmo! Poi, però, decise di aprire la valigetta. Ci fu uno sbuffo bianco che, alla distanza a cui stavo, mi procurò una forte nausea. Il ragazzo punk, invece, rimase immobilizzato, completamente. Lasciando cadere la valigetta.
"Che cazzo mi hai fatto?" chiese il ragazzo punk. I suoi occhi erano spalancati.
"Mi dispiace, mi caro 'succhiasangue'!" la voce dell'uomo divenne, d'un tratto, colma di disgusto. La cosa più strana, però, fu che non mi ero accorto dei loro odori. In effetti, il ragazzo era un vampiro, mentre l'altro sembrava umano. Ma aveva qualcosa che non andava.
"Quello che hai inalato è una polvere alchemica paralizzante!" continuò a dire l'uomo "Sai che vuol dire questo? LO SAI?!?!" urlò
"N-no, non lo s-so!" rispose, ora preoccupato e balbettante, il ragazzo "T-ti, prego! No-no ucci-cidermi!" dalle orbite del punk, iniziarono a lacrimare sangue. Sembrava disperato.
"Ahahahah!" rise l'uomo ben vestito, con una risata isterica e raggelante. Aveva qualcosa di macabro nella sua voce "Mi dispiace, ma non posso soddisfare il tuo desiderio!" detto questo, gli posò una mano sulla faccia e disse "Saluta mio padre all'inferno!" e iniziò a recitare una strana nenia dalle parole sconosciute, arcane. Non sapevo cosa stava dicendo, ma era chiaro che non c'era niente di buono nelle sue parole e che era meglio per me correre. Ma ero bloccato, immobilizzato. Le mani invisibili della paura e della curiosità mi trattenevano sul posto.
Poi, il terrore! La nenia terminò proprio mentre, da dove era la mano dell'uomo, uscirono delle fiamme. Il ragazzo iniziò a prendere fuoco. Le fiamme erano stranamente gialle e luminose. Iniziò a consumarsi come un foglio di carta si consuma col fuoco. In pochi interminabili secondi, del ragazzo non rimase nient'altro che un mucchietto di cenere.
Fu allora che la presa della curiosità mi lasciò e che le mani invisibili della paura iniziarono a spingermi via. Fu allora che mi voltai e scappai. Corsi a più non posso. Vantaggio della morte è la mancanza di stanchezza. Sentivo il dolore alle gambe e sul petto, ma continuavo a correre, spinto dalla paura. Arrivai nell'edificio dov'era il mio appartamento ed entrai di corsa, chiudendo subito la porta, poi salii le scale verso la mia stanza e feci lo stesso.
Chiusi tutte le finestre con le persiane, evitando di far entrare qualsiasi forma di luce. Chiusi il portone d'ingresso a chiave! Chiusi anche la prota della mia stanza. E rimasi lì. Era evidente: i vampiri avevano dei nemici. Ero in continuo rischio di vita... anzi, di morte!
Rimasi li tutto il giorno e il giorno seguente. Non ne uscii per tutta la notte. Non ne vedevo il motivo. Ma poi, la seconda notte, mi arrivò un sms. 'La coterie si riunisce, cerca di esserci. Akim.'... dovevo uscire! Ma avrei avuto il coraggio di uscire?


Ecco i link delle parti precedenti:
Parte 1
Parte 2
Parte 3

lunedì 28 marzo 2011

Storia di un Dannato #3

Fuori di Notte


Passai 3 giorni senza mai uscire dalla stanza dell'Abbraccio. Con me rimase Markus, che mi spiegò quello che dovevo sapere della mia nuova forma. Anche la ragazza rimase, anche se spesso usciva per procurarci cibo o per affari suoi personali.
In fondo sapevo già cos'era un vampiro. La letteratura antica e moderna è piena di cenni su vampiri e dannati simili. Solo che non tutto è realtà. In quei tre giorni, Markus mi spiegò cosa era mito, leggenda e cosa era reale. Mi fece piacere subito sapere di non essere repellente all'acqua, oltre che a simboli sacri (quale la croce) e aglio. Anche il paletto mi fu spiegato che non era così mortale come si diceva. Le capacità di trasformarci in pipistrelli o fumo? Una capacità di pochi dannati... probabilmente non mia! Cibo, bevande e quant'altro non erano più indispensabili, ma ciò non toglieva che potessi comunque affogarmi in questi piaceri.
Ma la cosa che meno mi rese felice, è la verità sul sole. Niente vampiri luccicanti: i dannati reali erano, sono e sempre saranno repellenti alla luce del sole. Il solo esporsi avrebbe potuto procurare il totale cancellamento della nostra dannata esistenza.
Ci volle in realtà poco a spiegare questo. Il resto fu solo accettazione di quello che mi aspettava. Girare di notte, senza mai più vedere il sole se non in foto o in TV (o eventualmente su internet)... Odiavo questa dannazione, ma ogni volta che mi investiva l'odio, mi riveniva in mente il motivo della mia scelta.

Passati i tre giorni, decisi di andare al mio appartamento. Mi era stata spiegata l'importanza del Rifugio, luogo del torpore delle ore diurne. Ero deciso d'andare nella mia casa e sistemarla per il giorno. Mi poteva servire tutta la notte, quindi partii presto, quando la notte era ancora giovane.
Il primo contatto con le altre persone fu traumatico. Mi sentivo come un mostro, sentivo di poter far ribrezzo... ma, soprattutto, mi sentivo impacciato. In mezzo ad un gruppo di persone ero come un bambino goloso a dieta in mezzo a tanti cioccolatini: tentato, ma deciso a resistere.
Cercai di passare nelle stradine più defilate. Sfortunatamente era sabato notte e molti ragazzi erano in giro a fare baldoria, riempiendo tutti gli anfratti cittadini. Tentazione per tentazione, decisi di prendere un taxi. Ero refrattario a questa scelta, perché un autista vivente così vicino poteva farmi cedere, ma ormai avevo notato che anche soltato passeggiare era una continua tentazione.
Ne fermai uno ed entrai. Non sentii niente... nessun odore seducente. L'autista c'era, ma attirava la mia Bestia.
"Se-sei un Fratello?" chiesi balbettando. L'autista mi guardò dallo specchietto e mi sorrise, mostrandomi i canini. Era un sì.
"Dove vuoi andare, amico?" mi chiese, poi. Diedi la via e lui partì. Dallo specchieto vidi le vie che conoscevo a menadito. Ma erano diverse: tristi e spaventose. Quelle strande che frequentavo di giorno, vedendo la gente camminare, sentendo il calore della luce del sole... ora erano strade buie, piene di quelle che noi chiamiamo "vacche"... e sarebbe stato così per sempre... e un sempre molto più lungo di una vita!
"Sembri nuovo! Appena arrivato o appena 'abbracciato'?" chiese l'autista, interrompendo i miei pensieri.
"E' la mia p-prima notte in giro!" risposo. Avevo i nervi a fior di pelle e la mia voce ne risentiva.
"Mi sembrava! Come ti trovi nei tuoi nuovi panni?" mi chiese, non seppi rispondere. Feci un cenno alzando le spalle quando ero sicuro mi vedesse dallo specchietto.
"Eheh, scommetto che nemmeno in vita sei mai stato un estroverso!" iniziò a dire. Tipico dei tassisti parlare molto... anche quelli morti "Io mi chiamo Akim! Sono nato come schiavo nel 1578, ma mi sono liberato dallo schiavismo nel 1601, con l'Abbraccio! Da allora bazzico queste parti!"
"1578?" rimasi sbalordito. In effetti non avevo chiesto l'anno di nascita a Markus o alla ragazza, ma lo stato di vampiro permetteva di vivere per molti anni e era egoista pensare che non ci fosse nessuno di così 'vecchio'.
"Ehi, proprio sai poco, vero?" disse l'autista ridendo "Se ti va, puoi unirti alla mia Coterie!" quasi anticipando la mia domanda successiva, Akim continuò a spiegare "Noi vampiri siamo esseri ambigui! Siamo dei predatori assetati di sangue e, per questo, solitari. Siamo diffidenti per natura proprio per questo e tendiamo ad isolarci. Ma, allo stesso tempo, siamo anche umani, quindi tendenti a raggrupparci. Questa sarà per te una lotta interiore che durerà in eterno e ti troverai sempre a scegliere prima la solitudine, poi il gruppo, eccetera... Per Coterie, tra Dannati, intendiamo un gruppo di predatori che si spalleggiano. Una sorta di compromesso tra le due cose. Ognuno è solitario, ma può contare sullo spalleggiamento degli altri membri della Coterie. E' un nuovo ideale di 'gruppo' e, ovviamente, ciò fa storcere il naso ai pezzi grossi della nostra società!" prese una pausa, poi mi chiese "Vuoi far parte della nostra Coterie?"
Il discorso fatto da Akim aveva un grosso senso. Markus e la sua combriccola avevano l'aria di pezzi grossi e per questo pensai di non essere stato informato di questa Coterie. Markus, comunque, mi aveva accennato che sarei stato spesso solo, ma solo ora avevo pienamente l'idea di cosa mi aspettava. Ero un vampiro e sarei stato spesso voglioso di solitudine... ma lo ero ancora da poco, e la mia parte umana aveva ancora il sopravvento. La Coterie era un modo per imparare contando su qualcuno. Accettai la proposta con grande esultanza di Akim.
"Perfetto!! Ora la nostra Coterie può vantare ben 5 membri! Per festeggiare, ti porto con me! Andiamo a bere qualcosa... anzi, 'qualcuno'!"

giovedì 24 marzo 2011

Storia di un Dannato #2

La Fame

Ricordi! D'un tratto fui investito dai ricordi come da un TIR in corsa sull'autostrada! La mia infanzia, la mia adolescenza... e anche gli ultimi periodi di vita! Ricordai tutto e ricordai anche che...
"Sono voluto diventare io, così!" dissi, senza accorgermene. Ero ancora dentro quella stanza, la stanza dell'Abbraccio. Seduto sul tavolo/altare di marmo. Insieme a me, era rimasta solo la ragazza di ghiaccio che mi aveva portato i vestiti. Ora, per, si era tolta la tunica e sfoggiava un vestito in puro stile gotico: minigonna nera, vestito simil-vittoriano anch'esso nero... In realtà ho ricordi vaghi sulla sua presenza. Gli altri 4, invece, se n'erano andati, uscendo da una porta nascosta nel marmo che ricopriva tutta la stanza.
Io ero seduto su, con le gambe a penzoloni. L'improvviso avvento dei ricordi, mi aveva fatto girare la testa. O almeno credo fosse per colpa dei ricordi.
"Jack Wallace..." dissi, sempre senza accorgermene. I ricordi erano troppi per una volta sola e non riuscivo a tenerli tutti chiusi in me. Alcune frasi uscivano, rinfrancandomi. Come se il suono della mia voce fosse un di un mio amico.
D'improvviso, la porta si riaprì con un tonfo ed uno scricchiolio macabro. Nella stanza entrò uno sbuffo di vento che alzò un po' di polvere e... Nella stanza entrò un odore, una fragranza che mi entro nel naso e poi nell'anima. Un profumo di vivo e di vita. Nella stanza entrò l'uomo che mi aveva detto di essere un vampiro. Mi si era anche presentato come Markus, mio sire, anche se questa catalogazione non l'avevo ancora assorbita, aveva comunque un aura eterea e degna di reverenza. Insieme a lui, entrò un altro ragazzo. Aveva i capelli biondi a spazzola. Era un ragazzotto mal vestito, grassottello e, probabilmente, ubriaco. I suoi passi erano incerti e si guardava intorno con sguardo sorpreso e confuso. In mano aveva una bottiglia di qualcosa di alcolico, coperta da una busta di carta. Markus gli disse qualcosa e lui si sedette su uno scalino.
Il mio sguardo e la mia attenzione erano tutte per quel ragazzo. Lo guardavo come un affamato guarda un pollo girare e rosolarsi dentro il forno di una rosticceria. Ero così distratto nel guardarlo, che non mi accorsi di essere chiamato...
"Ehi! Jack, ci sei?!" la ragazza mi scosse con la mano, ridestandomi dai macabri pensieri di 'sangue'. Mi sentii in colpa per aver pensato ciò.
"E' normale!" mi disse Markus, come se avesse letto nei miei pensieri. Rimasi confuso e sorpreso dalle sue parole... e il mio volto doveva essere come un libro per lui, tant'è che continuò a dirmi "No, non leggo nel pensiero! Ho solo esperienza! Tutti si sentono in colpa di ciò che dovrà fare ogni notte della sua esistenza dal momento dell'Abbraccio! Ma poi capirai come farlo senza sentirti in colpa!"
"Ma... ma io non voglio uccidere nessuno! E poi, se mi 'nutro' del ragazzo, lui non diverrà come noi?" chiesi... beata ignoranza!
"Ahahah!" rise Markus. Anche la ragazza fece un risolino sommesso. Io rimasi confuso.
"No... Il ragazzo non diverrà come noi! E ti puoi anche nutrire senza uccidere!" fece una pausa in cui diventò serio "Almeno finché sarai cosciente di nutrirti!"
"Cosciente? Che intendi?" chiesi, affamato di notizie.
"Vedi, caro Jack!" spiegò Markus, sedendosi vicino a me "La nostra Dannazione non è quella di 'vivere' un esistenza da morti! Certo, non siamo vivi, ma possiamo esistere fino alla notte dei tempi! La nostra dannazione è dovuta a ciò che dobbiamo soffrire per questa nostra esistenza: la Fame! Per sopravvivere, dobbiamo nutrirci di sangue! Umano o animale, è uguale, ma noterai subito che quello umano ha un effetto milioni di volte migliore! Ma perché dobbiamo nutrirci? In fondo siamo morti e non moriremmo di fame!" fece una pausa. Aveva instillato una domanda nei miei pensieri e mi lasciò un po' per pensarci. Poi continuò "Noi ci nutriamo per mantenere la nostra coscienza! Se non ti nutrirai, uscirà fuori la Bestia!"
"Bestia?!" la mia esclamazione fu così forte, che sveglio il ragazzo ubriaco. Fortunatamente, si riaddormentò subito.
"Sì! Dentro di noi c'è una Bestia che ha bisogno di sangue. La Fame proviene da questa e, se non sarà sanata, prenderà il sopravvento! E se lo farà, ti ritroverai a pentirti per aver fatto cose che non avresti voluto fare!" spiegò ancora Markus.
"Per questo è meglio nutrirsi finché sei cosciente!" aggiunse la ragazza, parlando per la prima volta. Aveva una voce suadente, contrastante con la sua espressione gelida e rigida "Se sei cosciente, puoi nutrirti senza uccidere e senza lasciare tracce!"
Ci fu un lungo silenzio in cui io riflettei e rimuginai sulle nuove notizie. Markus e la ragazza rimasero in silenzio. In fondo, in confronto all'eternità, quel silenzio non era altro che un attimo. Dopo qualche minuto, capii che dovevo nutrirmi, almeno finché il ragazzo dormiva.
Mi avvicinai insieme agli altri due Fratelli, verso l'ubriaco. Gli scoprii il collo e poi affondai le mie zanne.
Sentii il sangue scorrere per la prima volta nel mio corpo. Era una sensazione sublime! Quella prelibatezza ematica scorreva nelle mie fauci, dandomi una sensazione degna dell'ambrosia degli dei. Sentii le forze ritornare e sentii, dentro di me, la Bestia rintanarsi nel mio profondo, soddisfatta. Nutrita. Non più affamata. Sedata la fame, lasciai il collo del ragazzo... con un po' di fatica, però. La stessa fatica che si fa a lasciar perdere... che ne so... il sesso! Ecco, per quanto poco mi ricordi delle sensazioni umane, mi sento di poter paragonare il sesso vivente all'atto di nutrimento vampirico.
"Ehi, ne lasci un bel po'!" disse la ragazza con voce suadente. Non ci feci caso. Ero troppo soddisfatto per la 'bevuta'. Anche la ragazza bevve un po'. Poi di nuovo io. E Markus. La sensazione fu talmente soddisfacente, da poterla paragonare all'orgasmo dei viventi.
Finché Markus decretò la fine. Non dovevamo uccidere il ragazzo. Non dovevamo dissanguarlo. Il suo collo era pieno di morsi. Le punture dei nostri canini allungati, rendevano il suo collo un colabrodo. La ragazza si avvicinò al collo e iniziò a leccare dove si trovavano le ferite... facendole sparire.
"Vedi Jack? Potrai nutrirti senza lasciare tracce! Il ragazzo si risveglierà in un vicolo e penserò che tutto questo sarà stato un sogno dovuto all'alcol! Non saprà mai dell'esistenza di noi Dannati. Non saprà mai dove è stato. Ma soprattutto, non saprà mai cosa gli è successo!" Le parole di Markus, riecheggiano ancora nella mia mente, come se me li avesse detti ieri "Da ora saprai Jack Wallace per l'eternità. Avrai 24 anni per sempre e ti nutrirai di queste vacche umane. Ora è iniziato il tuo Requiem eterno!"

martedì 22 marzo 2011

Storia di un Dannato #1

L'Abbraccio


Il bancone di marmo sul quale ero sdraiato, era freddo. Anche se non sono sicuro che ciò che provavo era veramente freddo. Ero nudo. Potevo percepirlo. Sentivo solo il leggero tocco di un lenzuolo che mi copriva dalle ginocchia fino al petto. Avevo le mani giunte sopra il petto. Non ricordo come ci fossero arrivate, ma le avevo così. Non ricordavo in realtà nulla degli ultimi giorni. Avevo solo dei vaghi ricordi, ma nulla più.
Ero nudo, su un tavolo di freddo marmo e avevo gli occhi chiusi. Pensai a come potessi stare in quella posizione senza sentire dolori. Il marmo ha tante qualità, ma tra queste non c'è la comodità. Appena ci pensai, iniziai a sentire un leggero dolore sulle spalle. O almeno credo fosse 'dolore'. Poteva benissimo essere una risonanza di questa sensazione troppo umana...
"Alzati Fratello!" la voce era chiara. C'era un eco innaturale nella sua voce.
Decisi di aprire finalmente gli occhi. Era tutto buio... ma potevo vedere tra le trame dell'oscurità. Riuscivo a vedere la stanza. Era rotonda e completamente di marmo. Non aveva finestre e, apparentemente, era priva anche di ingressi. Intorno a me vi erano 5 figure. Vedevo le loro sagome, ma non riuscivo a distinguerle del tutto. Mi alzai a sedere. Il piccolo lenzuolo di seta rosso che mi copriva, cadde a terra, lasciandomi completamente nudo. Ma non me ne importava.
Una delle cinque figure mi si avvicinò con dei vestiti ripiegati. Quando fu abbastanza vicina, la vidi. Era una giovane ragazza, apparentemente sulla tarda ventina. La carnagione era pallida e aveva delle vistose occhiaie, amplificate dai capelli a caschetti mori che le incorniciavano il viso. Nello sguardo aveva una indifferenza pungente. Ero nudo davanti a lei, ma non vidi né imbarazzo, né vergogna nei suoi occhi. Rimase fredda. Mi diede i vestiti e indietreggiò senza voltarsi.
I vestiti erano semplici. La maglietta era di una seta leggera viola e i pantaloni di velluto, anch'essi viola. L'indossai velocemente mentre le cinque figure rimasero completamente immobili. Sentii il riecheggiare dell'imbarazzo. Ero solito imbarazzarmi se fissato a lungo e le mie guance erano solite colorarsi di rosso. Anche stavolta mi sentii imbarazzato, ma non ne ero certo. Le mie emozioni sembravano ovattate. Erano ovattate. Niente imbarazzo, ne gote rosse.
"Come ti senti, Infante?" la domanda non aveva un mittente preciso. La stanza e l'eco erano troppo ampi per farmi capire da chi provenisse. Non capii perché fui chiamato Infante, ma era chiaro che ce l'avessero con me.
"Mi sento... vuoto!" Stranamente fu la prima risposta che mi venne in mente.
"E' normale!" mi rassicurò una voce stavolta femminile "In fondo, durante il rito, hai perso molto di te!"
"Co-cosa mi è successo?" chiesi.
"Sei stati Abbracciato!" La risposta non aveva senso per me. Provai a chiedere, ma fui preceduto da un'altra voce.
"Non hai ricordi di quello che ci hai chiesto?"
Vaghi ricordi mi vennero nella testa, interroti da un improvviso mal di testa.
"Sei stato Abbracciato! Per te ora suona un requiem infinito! Quello che eri è morto! In realtà, te stesso sei morto! E ti sei ridestato in questa nuova forma di sopravvivenza. Non sei vivo, ma non sei precisamente morto. Non cadere nell'errore di ritenerti immortale. Non sei immortale, perché sei già morto."
Crebbe in me la rabbia mista alla frustrazione. Se erano emozioni ovattate, mi posso solo immaginare come sarei stato se fossi vivo.
"Cosa cazzo dite?" strillai, girandomi per guardare tutti e cinque "Cosa diavolo sono diventato?! Lasciate perdere le stronzate e venite al dunque!"
Uno di loro si fece avanti. Un uomo, dai lunghi capelli corvini dall'apparente età di una trentina d'anni e con una carnagione cinerea.
"Mi caro, ora sei diventato un nostro Fratello!" mostrò i denti in un sorriso demoniaco. I suoi canini erano innaturalmente più lunghi "Ora sei un Vampiro! Ora sei un Dannato!"